Non
sono ancora noti i contenuti dell’accordo di ‘Riconciliazione
Nazionale’siglato ieri a Jeddah, in Arabia Saudita, dal presidente
somalo Abdullahi Yusuf e da altri, non meglio precisati, dirigenti
somali. L’intesa - che dovrebbe essere l’atto conclusivo della
conferenza di riconciliazione tenuta a Mogadiscio nei mesi scorsi ma
alla quale non hanno partecipato i principali settori dell’opposizione
antigovernativa - è stata siglata con la “benedizione” del re saudita
Abdallah, il quale ha lanciato un appello “a tutte le parti” perché si
impegnino a rispettare gli accordi presi, come riporta l’agenzia di
stampa saudita ‘Spa’. L’unica cosa certa emersa da Jeddah è la richiesta,
da parte del presidente somalo, di una forza arabo africana sotto
l’egida dell’ONU da dispiegare quanto prima in Somalia, consentendo così
il ritiro dei soldati etiopi, entrati nel paese nel dicembre 2006 a
fianco del governo di transizione guidato da Yusuf. Intanto a Mogadiscio
si continua a sparare. Ieri un anziano capo clan della capitale Mohamud
Hassan, che aveva partecipato alla conferenza di riconciliazione, è
stato freddato da ignoti nei pressi della sua abitazione nel distretto
di Dharkineley. In serata, invece, era toccato a un funzionario di
polizia, Mohamud Ibrahim Barow, rimanere sotto i colpi di due sicari che
lo hanno raggiunto mentre tornava a casa. Un omicidio a sfondo politico
anche quello consumato nella città di Merka, dove ieri ignoti hanno
ucciso il vice-comandante della locale polizia, Mohamud Salad Sanjabil.
fonte:
misna