Il sequestro opera di un clan tribale, si tratta per il
rilascio degli altri due ostaggi.
SANA'A. Sequestro lampo per tre turiste italiane
rapite oggi nello Yemen e liberate nel pomeriggio. Ma per gli uomini che
erano con loro l'avventura non si è ancora conclusa e i due turisti
restano per ora nelle mani dei sequestratori, appartententi a un gruppo
tribale del nord del paese.
Secondo quanto riportato dal sito web del partito di governo, i
negoziatori avrebbero convinto i rapitori a rilasciare immediatamente le
tre turiste, poiché il sequestro di donne viola i valori tribali. Sheik
Darham al Damaa, segretario generale del consiglio della città di Jahem,
nella provincia di Marib, dove sono stati rapiti i cinque italiani, ha
detto che i negoziati stanno proseguendo per il rilascio dei due uomini.
I turisti italiani, di cui non è stata diffusa l'identità che invece è
nota alla Farnesina, sono stati rapiti a Sirwa, nella regione di Maarib,
170 chilometri ad est della capitale Sanaa, da un gruppo della tribù di
Al Zaydi, che vuole costringere il governo a liberare 8 membri della
loro tribù, rinchiusi in carcere a causa di una feroce disputa che li
contrappone ad un altro clan.
Nella stessa regione era stata rapita quattro giorni fa la famiglia
dell'ex sottosegretario agli Esteri tedesco, Juergen Chrobog. I cinque
tedeschi sono stati rilasciati sani e salvi ieri dopo tre giorni di
prigionia. Si tratta dunque del secondo sequestro di stranieri nel giro
di una settimana ed avviene poche ore dopo la dichiarazione del
presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, di voler stanare i «fuorilegge»
che rapiscono stranieri, una tecnica ormai ben consolidata nel paese.
L'Unità di Crisi attivata dalla Farnesina, oltre a mantenersi in
costante contatto con le autorità yemenite e con l'Ambasciata a Sanaa, è
impegnata in un monitoraggio capillare della presenza di cittadini
italiani nello Yemen, che risultano essere circa un centinaio,
nonostante il Ministero degli Esteri abbia da lungo tempo fortemente
raccomandato, anche attraverso il sito web
www.viaggiaresicuri.mae.aci.it«, di evitare il turismo nelle aree
tribali del Paese.