Il sottosegretario agli esteri Alfredo
Mantica ha «notificato» al presidente del TNG, che l'ambasciatore
sarà sua controparte
JOHWAR
(SOMALIA) DAL NOSTRO INVIATO – Il governo italiano riconosce il
nuovo Governo Federale di Transizione somalo. A portare la notizia
ufficiale è venuto a Johwar, capitale provvisoria, il sottosegretario agli
esteri con delega per l’Africa, Alfredo Mantica coadiuvato da coloro che
in questi mesi da Nairobi hanno intessuto una laboriosa rete diplomatica:
Mario Raffaelli e il suo vice, Stefano Dejak. La Somalia da quindici anni
è sconvolta dalla guerra civile, senza un’amministrazione stabile che
possa portarlo fuori dalla palude della violenza e della ferocia.
GIRO DI PAROLE
DIPLOMATICO - L’Italia ora scommette su questo nuovo tentativo di
portare la pace. Mantica ha incontrato il presidente del TNG, Ali
Mohammed Gedi, e gli ha spiegato in gergo diplomatico come l’ambasciatore
Francesco Lanata diventerà la controparte del suo governo. Formalmente,
infatti, non si tratta di una vera e propria apertura di relazioni
diplomatiche (anche perché l’Italia riconosce gli Stati e non i governi) e
si tratta solo di una «notifica», giacché il nostro diplomatico era già di
stanza a Nairobi con l’incarico di seguire le vicende somale. Di fatto,
invece, si tratta di un vero e proprio riconoscimento. Il giro di parole
che accompagna la nomina è dovuto al fatto che nel governo italiano c’è
chi nutre perplessità sul nuovo corso della nostra ex colonia e non se la
sente di compiere un passo troppo lungo e cioè l’apertura formale di
relazioni. Ghedi, un paio di mesi fa, era venuto in Italia con la promessa
di incontrare il ministro degli esteri Gianfranco Fini, ma la riunione
saltò all’ultimo momento saltò, proprio perché qualcuno consigliò al capo
della nostra diplomazia di soprassedere.
SIGNORI DELLA GUERRA - La vita del governo
federale (varato nell’ottobre 2004) non è assolutamente facile. Mogadiscio
è ancora in mano ai suoi oppositori, signori della guerra che si oppongono
a qualunque normalizzazione del Paese. Tre in particolare (Qaniare Afrah,
Mussa Sudi e Osman Ato) che hanno anche incarichi nell’esecutivo, ma in
realtà dell’esecutivo non vogliono saperne. Un quarto, lo speaker del
Parlamento, Sharif Hassan Aden, era fino a poche ore fa loro alleato,
infatti non aveva mai convocato una riunione dell’Assemblea. Ma proprio
durante l’incontro tra Mantica e Gedi è arrivata la notizia dallo Yemen
che il presidente della Repubblica, Abdullai Yussuf, e lo stesso Sharif
Hassan si sono incontrati e hanno sottoscritto un
documento comune
con il quale si impegnano a convocare il
parlamento entro un mese. Se ci riusciranno, il semaforo, per la Somalia,
scatterà sul verde. Se l’iniziativa fallirà il Paese resterà ancora
inchiodato da una luce rossa.